SALA 1- IL TERRITORIO DI CASTRO DEI VOLSCI

Il territorio di Castro dei Volsci rientra nel contesto più ampio della Valle del fiume Sacco, frequentato sin dalla preistoria, rappresentata nei suoi periodi (Paleolitico inferiore, medio e superiore) dai reperti esposti nella vetrina 1: chopping tools del Paleolitico inferiore, lame e grattatoi del Paleolitico medio e superiore.

Interessante per comprendere la tecnica di lavorazione è un nucleo su ciottolo ad un piano di percussione.

Al successivo periodo neo-eneolitico si data una punta di freccia in selce, mentre eneolitica è una piccola ascia in bronzo.Nelle successive epoche precedenti la conquista da parte di Roma le alture di Monte Nero sono occupate dal centro fortificato di Satricum Volscorum, di cui rimane l'esteso circuito difensivo che racchiudeva l'abitato.

***

Le fonti storiche ricordano una Satricum Volsca che, dopo aver ottenuto la cittadinanza romana, aiutò i Sanniti nel 320 a.C. ad occupare la colonia di Fregellae. Nel 319 a.C. il centro volsco fu riconquistato dai romani. I dati topografici forniti dalle fonti ed i riscontri archeologici hanno portato ad identificare la Satricum Volsca con il centro fortificato di Monte Nero di Castro dei Volsci. Monte Nero (Satricum Volsca) domina l'ingresso da sud della vallata del Sacco (l'antico Trerus) subito dopo la confluenza con il Liri (Liris), a controllo della riva destra del Sacco, contrapposta a Rocca d'Arce (la Fregellae Volsca) posta a controllo della riva sinistra. Il sistema fluviale Sacco-Liri era la naturale via di comunicazione tra l'Etruria, il Lazio meridionale, la Campania. Il sistema era integrato dagli assi trasversali, legati alla transumanza, che costituivano i collegamenti tra l'Appennino e la pianura costiera, seguendo le vallate fluviali. Uno di questi assi seguiva l'alta valle del Liri,un altro correva lungo le valli del Cosa (Cosa) e dell'Amaseno (Amasenus), sboccando sulla costa in corrispondenza di Terracina (Anxur, poi Tarracina), collegando così con il mare la zona più interna ed i centri volsci e romani di Frosinone (Frusino) e di Ceccano (Fabrateria Vetus). Un terzo asse passava sotto Rocca d'Arce (Fregellae dei Volsci) costeggiando Monte Nero (Satricum dei Volsci) e raggiungeva Fondi (Fundi) attraverso il passo di Lautulae. I punti d'incontro delle vallate fluviali sono zone di grande valenza strategica ed i centri che vi sorgono sono insediamenti chiave di controllo non solo territoriale ma anche economico,soprattutto nelle epoche antecedenti la conquista romana ed il successivo riassetto del territorio. Uno dei cardini del sistema è la zona di confluenza dei due fiumi principali, il Sacco e il Liri, con il centro Volsco che ne detiene il controllo e la difesa, Satricum (Monte Nero di Castro dei Volsci), che con la sua massiccia struttura difensiva si configura come un caposaldo organizzato contro l'avanzata romana.

***

 

La frequentazione del sito almeno dal VI sec.a.C. è testimonianza dei reperti della vetrina 2, tra cui sono degni di attenzione un frammento di orlo di dolio decorato a spirale,un frammento di orlo di dolio tripartito, e frammenti di grandi vasi decorati da cordone plastico applicato.

Il sistema di organizzazione territoriale, di cui il centro fortificato di Monte Nero è il cardine, si articola lungo un antico percorso in prossimità del quale sorgono i due santuari di Fontana del Fico e di Colle Pece, entrambi legati ad un culto femminile propiziatorio della fertilità, espressione di una società agro-pastorale e di una religiosità popolare che attribuisce capacità curative ad elementi naturali quali l'acqua e la pece.

Nella vetrina 3 una testa femminile velata, un piede, una mano, databili per caratteri stilistici al III-II sec.a.C., sono gli unici reperti, tra i numerosi ed interessanti reperti rinvenuti, salvati dalla dispersione del periodo bellico degli anni 1940-45, testimoniati ormai solo dalle descrizioni giunteci attraverso documenti di archivio.

Nella vetrina 4, dedicata ai reperti di Colle della Pece, è esposta una ampia tipologia di materiale votivo, databile tra il VII e il II sec. a.C.

In particolare sono significativi una fibula a drago del VII sec, figurine umane maschili e femminili in lamina di bronzo ritagliata di VII-VI sec., attingitoi miniaturistici di impasto, coppette miniaturustiche a vernice nera del IV-III sec., votivi anatomici relativi ad organi genitali ed organi interni (tavoletta poliviscerale e cuore), animali (cavallo, bovino), ceramica databili al III-II sec. a.C.

I caratteri stilistici dei reperti riconducono nell'ambito della Koinè culturale attestata in tutti i santuari coevi di età preromana dell'Italia centrale, testimonianza di intensi contatti, soprattutto commerciali lungo i percorsi non solo longitudinali ma anche e soprattutto trasversali, iniziati probabilmente come vie di transumanza tra le zone adriatiche e quelle tirreniche, oltre che lungo le vie d'acqua rappresentate dai fiumi.

La tematica del territorio si chiude con la presentazione di due siti archeologici ormai di epoca romana: le terme di Acqua Puzza, e le figline del praedium in loc. Selvotta-fosso dell'Incappiatura.

Il toponimo della località ove sorgono le terme è un indicatore della natura delle acque che venivano utilizzate, e quindi del motivo della costruzione dell'impianto proprio in quel luogo. I pochi reperti provenienti provenienti dal sito, cioè alcuni frammenti di intonaco dipinto, sono esposti nell'aula didattica.

La vetrina 5 ospita i reperti relativi alle figline della loc. Selvotta. L'insieme delle fornaci per la cottura dell'argilla sfrutta lo strato geologico argilloso del sottosuolo, consentendo un'attività produttiva diversificata.

Il carattere "industriale" dell'insediamento è testimoniato dai materiali eterogenei che venivano cotti nelle fornaci: mattoni con bollo, votivi, decorazioni architettoniche fittili. Da notare una matrice fittile per testina di Serapide. Sono stati rinvenuti anche numerosi coni fittili. Lo scavo ha restituito inoltre una fibula ed una moneta.

Fonte: Museo Civico Archeologico