SALA 4 - LA TRASFORMAZIONE DEL IV SEC. d.C.

Gli attrezzi agricoli esposti nella vetrina 10 richiamano il lavoro dei campi che era alla base dell'economia conseguente alla riforma dioclezianea.

La villa si trasforma in insediamento produttivo, mentre gli schiavi ed i liberti che nei secoli precedenti avevano vissuto e lavorato  per il funzionamento della residenza per l'otium dei padroni, diventano contadini per la vita del latifondo.

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Il 20 novembre 284 d.C. l'esercito acclamò imperatore il dalmata Valerio Diocle: Diocleziano, le cui riforme segnarono in maniera indelebile la storia mondiale.

Diocleziano divise l'Impero in grandi unità regionali, le diocesi, formate da Province, e ricomprese anche l'Italia in questa nuova organizzazione, come Diocesi Italiciana, suddivisa in Italia Annonaria (settentrionale) sotto il Vicarius Italiae, e in Italia Suburbicaria (centro-meridionale) sotto il Vicarius Romae.

Per ognuna di queste grandi unità regionali fece calcolare il numero di coloni (hominum numerus), e l'estensione dei terreni, (agrorum modus).

Nel Catasto Diocleziano ad ogni testa di lavoratore-colono (caput) equivale una unità di superficie lavorabile (iugum).

Ai fini tributari, una unità di lavoratore-colono ad una unità imponibile fondiaria. Quindi un caput (inteso come unità imponibile fondiaria) è tanto più esteso, e tanto più grave la tassazione, quanto minore è la densità demografica.

Ciò comportò uno stretto legame dei coloni alla terra che furono costretti a servire sia per il nesso capitatio-iugatio, sia a titolo di colonato, perdendo la libertà (servi della gleba).

Cominciò quindi un lavoro intensivo dei campi, dove la plebs rusticana lavorava senza posa alla produzione di generi alimentari per l'Annona militaris e per l'Annona Civilis.

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Fonte: Museo Civico Archeologico