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IL PERIODO ROMANO |
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Il
dominio dei Volsci sulla valle del sacco andò progressivamente scemando
a mano a mano che cresceva la potenza militare di Roma. La sconfitta
patita nella battaglia di Mecio, presso Lanuvio, nel 389 a.c. ad opera
del dittatore romano Camillo, fu catastrofica e sancì l'inizio della
decadenza del dominio volsco nel Lazio.
Al termine di
un secolo di scontri cruenti tra Romani e Sanniti, che vengono celebrati
da Tito Livio come le Guerre Sannitiche, il Lazio è ormai assoggettato a
Roma. Siamo all'incirca alla fine del II sec a.C. e il territorio di
Castro è occupato stabilmente da guarnigioni romane. Coloni provenienti
da Roma si stabilirono nelle pianure sottostanti l'attuale paese.
Presidi militari vennero istallati a Montenero Castellone, per tenere
sotto controllo i territori a sud e l'altro sul colle di Castro, per
vigilare il passo di Lautulae, ora detto della Quercia del Monaco, che
collegava il Lazio meridionale alla Campania. Questi insediamenti
militari hanno le caratteristiche del tipico accampamento romano: il
Castrum; e da esso prenderà il nome il paese. L'agricoltura era la principale risorsa economica di Castro, ma anche il commercio doveva avere la sua importanza. I Romani avevano da poco costruito una nuova strada, che collegava Roma a Capua: la Via Latina. Attraverso questa nuova via, ora, era possibile far muovere più rapidamente le merci. É questo un periodo di particolare ricchezza economica. Lo testimoniano recenti scavi archeologici in località Casale, nella contrada di Madonna del Piano, che hanno riportato alla luce una Thermae romana, detta di Nerva. Un'altra località di Castro, dove sono stati trovati resti di costruzioni romane è Acquapuzza, sita nel versante nord-ovest di Colle Pece. Si tratta di una località un tempo molto ricca di sorgenti sulfuree, oggi completamente prosciugate. Gli abitanti del luogo ricordano alcuni cunicoli sotterranei e parlano di un edificio ad uso bagni. Il che è molto verosimile data la presenza di acque solforose adatte a guarire le malattie della pelle e di cave di asfalto, sfruttate fin dai tempi più antichi per ricavare medicamenti a base di pece (la Pix Castri); tali cave danno il nome appunto alla contrada.
La
costruzione rinvenuta ad Acquapuzza, doveva far parte di un sistema di
balneazione ad uso termale, analogo a quello del Casale, ma
specificamente per terapie dermatologiche.
Fonte: ACM |