CASTRO FEUDO DEI COLONNA

La costituzione del feudo di Castro trae origine dalle burrascose vicende che accompagnano lo scisma d'Occidente (1378-1417).

Secondo il parere unanime degli storici, la prima investitura sarebbe opera di Alessandro V, papa conciliare osteggialo da Ladislao di Napoli. Mentre i Colonnesi di Palestrina aderivano a Ladislao re di Napoli, il pontefice Alessandro V (1409-1410) procurò di avere a se devoti i Colonna di Genazzano quindi appena eletto, nel 1409, concesse a Giordano e Lorenzo i castelli di Castro e Ripi nella provincia di Campagna.

Questa concessione simultanea di Castro e Ripi è certamente il riconoscimento di uno stato di fatto, o la conferma di concessioni più vecchie, infatti Ripi è già terra colonnese nel 1408, quando Ladislao di Napoli esenta dalle imposte gli abitanti del castello come vassalli del suo fedele cavaliere Giordano Colonna.

Occorre ricordare che il sovrano napoletano attraverso un'accorta politica di appoggio ai papi romani ha ottenuto, fin dal 1404, il governo della provincia di Campagna e, almeno dal 1406, la facoltà di nominarvi rettori e vicari.

Tenendo conto che, in quegli anni, Giordano Colonna è uno dei più attivi sostenitori di Ladislao, appare verosimile che la originaria concessione di Castro e Ripi risalga proprio al periodo della dominazione napoletana in Campagna.

É naturale che poi Alessandro V, nell'indurre i Colonna di Genazzano ad abbandonare il sovrano di Napoli, offra loro, in contropartita, il riconoscimento del possesso di questi castelli. Questa conferma di Alessandro V viene formalizzata solo nel 1410, dal successore Giovanni XXIII. Nei documenti Castro e Ripi sono assegnati in vicariato ai fratelli Giordano e Lorenzo Colonna usque ad tertiam generationem, sub annuo censu vigintiquinque librarum cerae in lesto omnium Sanctorum 31.
Questo vicariato-signoria assicura ai Colonna una posizione sovrana, analoga a quella dei precedenti castellani papali. Secondo fonti di epoche diverse, ai Colonna competono: l'amministrazione della giustizia criminale e civile, la baleca, il plateatico, la fida dei bestiami forestieri sui terreni pubblici, nonché le privative dei molini, dei frantoi, dei forni, del macello, della pizzicheria e dell'osteria. Si tratta di tipici diritti baronali, che configurano una situazione assai simile a quella dei territori vicini.
Ancora nel secolo XVIII, alla signoria di Castro è legato il possesso della Rocca delle torri della cinta muraria, di vari fabbricati siti nel castello, di una mola sul Sacco e di un complesso terriero che supera i 1.100 ettari, cioè un quinto del territorio castrese. Per contro, la comunità condivide, con i signori, i diritti sui pascoli e possiede boschi che, nel Seicento, sono stimati in 732 ettari.
Occorre fare qualche osservazione circa le più antiche successioni nella signoria di Castro. Dei primi due investiti, solamente Lorenzo ha figli: Antonio e Odoardo, dai quali prosegue la stirpe, e Prospero, cardinale.

Nel 1427 Martino V divide il patrimonio colonnese e assegna Castro al nipote Antonio, ma costui non ne entra in possesso perché il castello spetta in pegno dotale alla madre Sveva Gaetani. Poi come dimostra un rescritto di Alfonso l d'Aragona, del 1449, l'universitas Castri passa sotto il dominio del cardinale Prospero, forse in compenso degli aiuti prestati ad Antonio per far fronte alle vessazioni anticolonnese di Eugenio IV (1431 -1447).

Nel 1481, ormai scomparsi il cardinale (1463) e i suoi fratelli, il castello risulta del signor duca Columna et fratelli, cioè di Fabrizio, figlio di Odoardo e duca dei Marsi, e dei suoi fratelli. Questa situazione di condominio ha breve durata, perchè poi, nel corso del secolo XVI, le fonti indicano quali esclusivi signori di Castro i discendenti di Fabrizio: prima il figlio Ascanio (1557) e poi il nipote Marcantonio (1535-1584), il celebre ammiraglio pontificio della battaglia di Lepanto.

Dal momento dell'attribuzione di Castro ai Colonnesi del ramo di Genazzano, le vicende del castello sono strettamente legate alle alterne fortune di questa famiglia.

Martino V favorisce l'esaltazione della potenza del casato, cui concede fra l'altro Pattano, nuovo centro dei domini familiari, e una generale esenzione dai tributi, applicata certamente anche al castello e ai vassalli di Castro.
Poi, come noto, cicliche persecuzioni si abbattono sui Colonnesi ad opera di molti papi. Particolarmente feroci le proscrizioni di Alessandro VI (dal 1501 al 1503), di Paolo III (dal 1541 al 1549) e di Paolo IV (dal 1556 al 1559), durante le quali Castro viene confiscata ai Colonna.

Tuttavia queste vicissitudini sono eventi privi di reale incidenza storica e, anzi, la facilità del recupero che puntualmente avviene alla morte dei papi ostili, palesa la solidità dell'edificio politico colonnese. Al riguardo è significativo ciò che accade all'indomani della confisca manu militari di Paolo IV: appena scoppia la guerra fra Spagna e Santa Sede, i Castresi, "per l'affettione che hanno a loro antichi signori", non esitano a schierarsi con gli Spagnoli del duca d'Alba, che sono condotti dall'esule Marcantonio Colonna (settembre 1556). Dopo il breve allontanamento seguito alla pace di Cave (1557) Marcantonio Colonna recupera definitivamente tutti i suoi stati (1559), viene pienamente riabilitato da Pio IV (1562) e, con la strepitosa vittoria di Lepanto (1571), guadagna al suo casato il perpetuo favore dei pontefici.

Da allora, fino alla repubblica del 1798, il feudo di Castro, ormai legato alla primogenitura della famiglia, rimane in pacifico godimento dei Colonna, fino alla rinuncia alla giurisdizione baronale (5 settembre 1816).
 

Fonte: ACM