IL BRIGANTAGGIO

Il fenomeno comunemente conosciuto come "Brigantaggio" assume in se molte realtà, a volte contraddittorie e controverse allo stesso tempo, da risultare vere ed attendibili storicamente, per lo stesso fatto o avvenimento da qualsiasi lato la si analizza. Il brigantaggio popolare generalmente non lo si riconduce alla volontà determinata di delinquere ad ogni costo ma spesso è il risultato scaturito nell'occasionale fatto di sangue che, per ragioni d'onore o di risibili liti, magari amorose, alimentate dalle rituali libagioni nei giorni di festa, veniva a turbare la serenità della vita quotidiana. Il reo, per sfuggire alla pena ed alla possibile ritorsione da parte dei congiunti della vittima, non trovava di meglio che darsi alla macchia. Importante sarebbe analizzare, non solo come da codice, la legge a suo tempo puniva il reato, ma come operava chi era preposto al suo rispetto ed alla sua applicazione. E certo che molti, benché esuberanti e focosi, li ritroviamo oggi negli elenchi dei cosiddetti malviventi perché vittime, a loro volta, di ingiustizia.
Il territorio aspro e selvaggio, le montagne folte di vegetazione d'alto fusto, perché mai sottoposte a taglio, erano ideali per far perdere le tracce. Non avrebbe giovato sconfinare perché quei reati erano detti "cavalcabili", cioè perseguibili fuori della Terra e la giurisdizione avrebbe facilmente raggiunto il reo. Il monte "amico" invece, avrebbe facilmente nascosto il ricercato e altrettanto facile sarebbe stato per i suoi familiari provvedere a rifornirlo. Con la chiusura serale delle porte del paese, era improbabile il rientro a casa per la notte, ma il timore, la frugalità cui si era abituati facevano sentir poco il rigore dell'addiaccio prolungato, forse chissà, per tutta una vita.
Da qui a ritrovarsi, per sopravvivere, a far parte di quelle che sarebbero diventate vere organizzazioni, bande, il passo fu breve. Ormai la latitanza era la nuova vita. Quando queste si sentivano forti abbastanza, allo scopo di migliorare il tenore di vita ed anche per quella spavalderia che accompagna chi la fa in barba alla legge, esse compivano non solo aggressioni a singoli a scopo di rapina, di sequestro a scopo di riscatto, ma pure attacchi in forza contro gli armati. Il conflitto con gli uomini della legge, che spesso si concludeva con lo spargimento di sangue da una parte e dall'altra, rendevano più feroci e più pericolosi questi uomini emarginati e irrecuperabili. E delle loro gesta si alimentavano le leggende attorno al fuoco.
Poi abbiamo il cosiddetto "brigantaggio politico", o non osteggiato come si doveva, sia pontificio che del Regno. La carenza d'autorità durante i frequenti rivolgimenti politici, le incursioni di militari sbandati dediti al saccheggio, tutto contribuiva a creare il terreno fertile ad incrementare non solo il banditismo, prettamente criminale, ma quello che sbandierando un ideale politico si ammantava di una veste più cavalieresca e magari accettabile da una parte della popolazione che si vedeva rappresentata da questi quasi "giustizieri". La fusione dei due tipi di fuorilegge, ripetutasi più volte, va sotto l'unico nome di "brigantaggio".
Ci volle tutta l'energia di Sisto V, ai suoi tempi, per estirpare la mala pianta, destinata a rinascere di tempo in tempo. Altri papi fino a Pio IX furono impegnati in questa lotta.

Castro fu interessato al fenomeno negli anni 1789-1821 e 1861-1875. Essendo Castro posto a confine tra lo stato della Chiesa e del "Regno", con le sue montagne estesissime e un patrimonio boschivo anche in pianura, altrettanto vasto, proprio su quella linea e con ben pochi mezzi a disposizione per la sorveglianza, è facile comprendere come il suo territorio venisse sfruttato da "briganti volgari" e da "patrioti", soldati napoletani sbandati ma anche regolarmente inquadrati che speravano di trovare asilo, per riprendere poi le loro imprese.

Anche Castro forniva al governo di Frosinone oltre i contributi in denaro, i suoi "squadriglieri", tipica formazione militare composta da uomini del popolo, calzati con le ciocie, detti "Zampitti ", in uniforme pittoresca e armati di archibugio, per combattere il fenomeno.
Nell' immaginario popolare, ancora oggi, un solo nome resta alla memoria quando si parla di briganti a Castro: Matteo Solli. Figlio di famiglia "notabile" del paese, nipote del prelato più potente della comunità: l'Abate di San Nicola, Casimiro Solli, è il classico brigante per ingiustizia subita. Di spirito ribelle fin da giovane età, mal apprezzava gli sforzi dello zio e le sue preghiere affinché indossasse l'abito talare. Intrapresa la carriera militare, più confacente al suo spirito, per la sua spregiudicatezza fu accusato, ingiustamente, di omicidio, ed arrestato. Dalla fuga dalle carceri fino alla sua uccisione avvenuta il 25 Agosto 1820, la sua esistenza fu una continua evoluzione di ferocia e nefandezze tali da travolgere anche i congiunti. Fu il terrore delle nostre montagne per oltre un decennio. La sua inafferrabilità, scaltrezza ed intelligenza hanno tracciato un solco nelle leggende della comunità castrese da tramandare le sue "storie" fino ad oggi.
 

Fonte: ACM