LA II GUERRA MONDIALE

La Seconda Guerra Mondiale è rimasta nella memoria dei castresi, come già la prima, non tanto per gli episodi bellici o strategici, quanto piuttosto per l'alto prezzo di sangue che i cittadini, ignari e innocenti, dovettero pagare alla barbarie della guerra. Il nome di più di un caduto è possibile leggere sui monumenti alla memoria di quel sacrificio. Il paese di Castro dei Volsci si trovò, suo malgrado, nel vortice delle operazioni belliche, perchè prossimo al fronte di Cassino, che i tedeschi avevano eretto nella ciociaria meridionale, con il nome di Linea Gustaf.
Le prime avvisaglie, i primi contatti con gli uomini della Wehrmacht, quasi sempre corretti con i civili, dopo le quattro giornate di Napoli peggiorarono progressivamente: qualche ufficiale cominciò a dimostrarsi ostile nei confronti della popolazione locale, e quando furono messe in atto le temute requisizioni di bestie e di foraggi, ci furono i primi incidenti tra i civili e le truppe di occupazione. In cambio delle cose requisite i militari lasciavano regolari ricevute con timbri del comando, firma, data e descrizione della merce: niente denaro naturalmente ma il laconico: Pagherà Badoglio!
Progressivamente i contingenti tedeschi, con intere officine e depositi si acquartierarono in tutto il territorio di Castro, centro compreso, dividendo con i proprietari i locali e ricambiando l'ospitalità con viveri e sigarette. Essi non pretesero mai l'allontanamento degli abitanti, stabilendo con loro una pacifica convivenza. Va ricordato il nome, de! Comandante la XIV Armata von Senger Etterlin che desiderò sempre evitare conflitti coi civili e venne loro incontro, per quanto gli fu possibile. Anche per la presenza dei capitani, Pixa e Heise, Castro potè considerarsi fortunato.

Il 28 ottobre 1944, però, un gesto irresponsabile rischiò di compromettere in modo irreparabile i rapporti tra cittadinanza e gli occupanti : due cittadini castresi, recatisi sul Monte S.Angelo, dove si trovavano numerosi giovani castresi e alcuni sfollati da Ceprano, incontrati due soldati tedeschi in libera uscita, esplosero, nascosti nella fitta vegetazione, al loro indirizzo qualche colpo di fucile. Gli spari andarono a vuoto e i soldati poterono tornare incolumi al loro comando . L'indomani mattina, però, il comandante Joseph Pixa avrebbe dovuto compiere un'azione di rappresaglia, come era contemplato nei regolamenti di occupazione, ma prima volle conferire col podestà, chiedendogli la consegna dei responsabili dell'agguato entro 24 ore, in mancanza, con pubblico bando, avrebbe precisato la misura dei provvedimenti, che anticipò gravissimi. Riuscì al podestà, Francesco Ambrosi, convincere il capitano, allo scadere dei termini, non trattarsi di suoi amministrati ma indicò gli autori del fallito attentato, in elementi dell'esercito italiano allo sbando, in cerca di valichi per raggiungere i loro paesi di origine al di là del fronte. Per il capitano, anziano padre di famiglia, quelle spiegazioni risultarono sufficienti per chiudere l'incidente; così Castro venne risparmiato dalla tanto temuta decimazione.
La convivenza più o meno forzata durò fino al 27 Maggio '44, turbata da qualche incidente più grave a cui fecero seguito reazioni istantanee da parte dei militari o regolari processi che, purtroppo, costarono la vita a vari cittadini. Un elenco delle vittime è stato pubblicato e consacrato in due distinti monumenti: uno sulla rocca, e un altro posto nel cimitero comunale, che le accomuna con quelle, ancora più numerose, dovute alle armi e alla violenza dei marocchini al comando del Generale francese Juin. Le truppe marocchine, i famigerati goumiers , arruolati nelle tribù del loro paese, erano aggregate al Corpo di Spedizione francese, e venivano impiegate in avanguardia per operazioni rischiose di rastrellamento. Queste truppe si macchiarono di orrendi crimini ai danni della popolazione inerme. Le violenze alle giovani donne castresi si susseguirono ai saccheggi e agli omicidi gratuiti di malcapitati innocenti.
Il monumento alla Mamma Ciociara, eretto sulla rocca di Castro, nel dopoguerra, ricorda la ferocia di quegli eccidi e serve da monito per le generazioni future.
 

Fonte: ACM