RISORSE  ECONOMICHE

L'agricoltura ha  rappresentato per la gente di Castro, fin dal Medioevo, la risorsa economica principale, in grado di consentire la sopravvivenza di interi nuclei familiari. Tuttavia essa non è mai stata al passo con la tecnologia: ha sofferto, cioè, di endemica arretratezza, che non ha consentito ai Castresi di fare sostanziali progressi economici. L'arte di lavorare la terra è stata tramandata per secoli, dai padri ai figli, immutabile e quasi gelosa della tradizione. Le generazioni di contadini hanno pensato soltanto a conservare più che sperimentare o ricercare; e il risultato è che i processi produttivi sono rimasti congelati per secoli.

Soltanto agli inizi degli anni sessanta, parallelamente al benessere dell'economia nazionale, ci fu una timida apertura dell'agricoltura alle novità tecnologiche:ecco allora la comparsa nei campi delle prime seminatrici,delle falciatrici e dei sistemi di irrigazione meccanica. Ben poca cosa, tuttavia, per consentire un decollo di tipo industriale all'agricoltura. Mancavano le risorse finanziarie, i terreni sufficientemente estesi e la cultura cooperativistica che aveva fatto la fortuna degli agricoltori centro-settentrionali. Con il boom economico di quegli anni, incominciò un esodo progressivo e inarrestabile verso la città, alla ricerca di nuovo lavoro. Molte famiglie si trasferirono a Roma e molte all'estero, principalmente in Francia, dove i capo famiglia trovarono impiego presso enti pubblici ed aziende private. In paese le aziende agricole si impoverirono di forza lavoro e le coltivazioni ne risentirono pesantemente: molti terreni furono abbandonati e lasciati al pascolo.

 

Oggi a Castro si coltiva la terra esclusivamente come seconda occupazione. Tornati dal lavoro principale, i provetti agricoltori accendono il motore del trattore e via per i campi, a governare la vigna o a caricare la legna per l'inverno. Il ciclo produttivo stagionale delle coltivazioni intensive è soltanto un lontano ricordo. Le coltivazioni odierne riguardano quasi esclusivamente il settore ortofrutticolo e vitivinicolo.

Se l'agricoltura non ha creato sviluppo, il commercio non ha avuto maggiore fortuna. Un tempo esso era legato all'allevamento dei bovini e alla macellazione della carne, che veniva portata in città da appositi "currieri". Dichiarata illegale, questa attività ha cessato di esistere ed anche il commercio del bestiame è entrato in crisi. L'odierna commercio di Castro riguarda esclusivamente l'attività di bottega: negozi di abbigliamento,di generi alimentari, ecc.

L'artigianato ha subito anch'esso l'esodo della forza lavoro verso la città. Sono scomparsi numerosi mestieri: l'arrotino, lo scalpellino, il sarto, il calderaio, il fabbro. Rimane attivo soltanto qualche falegname e qualche artigiano del ferro battuto.

La piccola industria a Castro, in epoche remote, era rappresentata quasi esclusivamente dall'attività di raffinazione dei mulini. Si ricordano alcune fabbriche di laterizi a gestione familiare, in contrada Frasso.

L'industria odierna è rappresentata da un paio di fabbriche che lavorano la plastica e da un'azienda per la conservazione dei carciofini, che impiegano complessivamente alcune decine di dipendenti.