BALLI

La danza tradizionale laziale per eccellenza è il saltarello, che nel territorio più meridionale viene chiamata "Ballarella". Il saltarello, accompagnato da zampogna e tamburello oppure da organetto e tamburello, è un ballo di coppia che appartiene al gruppo delle danze di corteggiamento. Alcuni studiosi lo hanno accostato alle raffigurazioni etrusche relative alle scene di danza che compaiono sulle pitture murali delle tombe di Tarquinia (Viterbo). Il saltarello inoltre è stato una danza di corte nel XIV e XV secolo: non è improbabile che i maestri di ballo dell'epoca si siano ispirati a una danza già allora praticata dai ceti popolari e l'abbiano poi riadattata alle esigenze cortigiane.

A Castro dei Volsci, così come nella maggior parte dei paesi della Ciociaria meridionale, il saltarello prende il nome di "Ballarella" e veniva ballato da due o più persone, che si disponevano in tondo, mano nella mano e, saltando a tempo e compiendo autentiche acrobazie, percorrevano circolarmente l'intera area di ballo. Al suono dell'organetto danzavano tutti, vecchi, giovani e bambini; ma poi quando i danzatori prendevano foga, allora i gruppi di tre quattro, cinque persone iniziavano a mostrare la loro capacità. La danza diventava una prova di abilità, di bravura, di resistenza. I piedi nudi dei danzatori prendevano a scivolare silenziosamente ma rapidamente sull' aia, seguendo un ritmo fluido e composto, elegante e pieno di stile.

Ma se nella danza potevano partecipare tre o quattro gruppi per volta, data l'esiguità dello spazio, tutti gli altri non rimanevano pigri spettatori, il ritmo vivace e allegro dell' organetto coinvolgeva tutti facendoli saltellare sul posto o ritmare la musica con battiti continui delle mani. Ogni tanto il suonatore si lanciava nel vortice della danza provocando momenti di entusiasmo, di allegria e di eccitamento. Nella danza venivano fuori significative proposte sensuali da parte del giovane alla ragazza, la quale, per nulla  contrariata, continuava con scatti e movenze a provocarne l'eccitazione. Non era raro che gli stessi spettatori sollecitassero l'eccitamento delle coppie con ripetuti colpi di mano e battute sarcastiche. Diventava quello il momento più atteso, nel quale le grida della gente e la vivacità del ritmo musicale dell' organetto, provocavano una crescente eccitazione delle coppie, che prese sempre più nel vortice della danza, accentuavano i movimenti sensuali.
Da una parte l'uomo prendeva ad avvicinarsi alla donna, sfiorandole il corpo, dall'altra la donna si caricava di movenze sempre più audaci e provocatorie per aumentare l'eccitabilità del maschio. La danza diventava quindi un momento di coinvolgimento collettivo, chiaramente con connotazioni sensuali e liberatorie.
Non mancavano, durante la serata danzante, i più moderni balli "di importazione" quali valzer, polca e mazurca, tutti rigorosamente eseguiti al suono dell'organetto. Ma essi rappresentavano quasi degli intermezzi, tra una ballarella e l'altra, per consentire al suonatore di riposarsi e ai ballerini di riprendere fiato.
Ormai la ballarella non si balla più da alcuni decenni. Essa ha ceduto il passo al modernismo dei balli da discoteca. É possibile, tuttavia, vedere ancora oggi qualche esibizione di ballarella, nei raduni dei gruppi folcloristici ciociari, durante le manifestazioni che vengono allestite in provincia. Tra le tante ricordiamo il Festival Internazionale del Folclore, che si tiene ogni anno, nel periodo estivo, a Castro dei Volsci a cura del locale Gruppo Folcloristico "Città di Castro".
 

Fonte: ACM