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S.GIUSTINO MARTIRE
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Apologista e martire cristiano, S.Giustino (Flavia Neapolis, in Samaria, 100ca - Roma 165ca) nacque da una famiglia di ellenisti pagani in Palestina, frequentò le varie scuole dei filosofi del tempo, studiando il pensiero degli stoici, dei peripatetici, dei pitagorici ed infine dei neoplatonici. Verso il 130 incontrò casualmente un vecchio pedagogo (forse nella città di Efeso) che gli espose i principi fondamentali del cristianesimo portandolo alla conversione. Da allora, avvolto nel classico mantello dei filosofi greci, il pallio, intraprese viaggi missionari e nel 163 fondò a Roma una scuola di Filosofia, divenuta presto celebre. Parlava in pubblico circondato dai suoi discepoli, sfidava in contraddittorio i filosofi che negavano e denigravano il cristianesimo senza conoscerlo; sfidò a contraddittorio persino l'imperatore Marco Aurelio. Più volte aveva sbugiardato e coperto di ridicolo pubblicamente un filosofo, tale Crescente. Costui, incapace di sconfiggere il rivale con le armi della dialettica lo denunciò come cristiano. Giustino fu arrestato insieme a sei discepoli. Fu condannato a morte dal Prefetto Giunio Rustico e decapitato. L'imperatore Marco Aurelio ne fu addolorato ma non mosse un dito per commutargli la pena. Eusebio di Cesarea gli riconosce otto opere, ma ce ne sono giunte solo tre: due Apologie e i |
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dialoghi con l'ebreo Trifone. Non dimostra particolari doti ne come scrittore, ne come pensatore; ha però il grande pregio di averci trasmesso notizie attendibili sia sulla vita cristiana, sia sulle dottrine del suo periodo, non travisate da giudizi personali; costituisce, con Sant'Ireneo, una delle più antiche e preziose fonti del cristianesimo primitivo. La prima Apologia difende i cristiani dalle accuse dei pagani ed espone gli aspetti fondamentali del cristianesimo, soprattutto insistendo sulla divinità di Gesù Cristo; la seconda è un'appendice a completamento della prima. Il Dialogo è una discussione durata due giorni con un dotto ebreo (forse un certo rabbi Tarfhon o Tarfone, allora celebre): descrive la propria evoluzione spirituale, dimostra che la Legge mosaica aveva solo valore transitorio e che il culto a Gesù Cristo non contraddice al monoteismo, infine che anche i gentili possono far parte di pieno diritto della Chiesa cristiana. Chieti lo venera come patrono. La sua festa è il primo giugno. A Castro, nella chiesa di S.Oliva, l'altare maggiore contiene, a vista, l'urna con il corpo del santo, proveniente dalle Catacombe romane di S. Callisto. Il corpo è composto dallo scheletro ricoperto di cera modellata e vestito di corazza ed altri attributi militari. La popolazione di Castro ha riservato sempre grande devozione a S.Giustino, ricorrendo a lui, soldato della Chiesa, specialmente in tempo di guerra per l'incolumità dei suoi giovani figli chiamati alle armi. Fonte: ACM |
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